Chiesa Conventuale - Convento Carmelitani Scalzi

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Chiesa Conventuale

La storia
I Carmelitani Scalzi, aderenti alla riforma avviata da Santa Teresa d'Avila coadiuvata, per il ramo religioso maschile da San Giovanni della Croce, furono inviati a Mantova dalla reggente Maria Gonzaga, nel 1646.
La chiesa, costruita nel 1668, fu soppressa a fine Settecento e sotto l’Austria il Convento divenne carcere, dove furono rinchiusi, tra gli altri, i cosiddetti Martiri di Belfiore. Dopo l’unità d’Italia, chiesa e convento furono riscattati dai Gesuiti, che vi rimasero fino al 1936, quando vi tornarono i Carmelitani.








La Chiesa
La facciata, nella sua semplicità, non lascia presagire la ricchezza dell’interno, che manifesta l’esuberanza dello stile barocco con elaborate decorazioni a stucco e belle cancellate in ferro battuto.
Da notare:
  • i rilievi a stucco, specialmente la magnifica cornice alla base delle volte;
  • l’elaborata decorazione delle volte e delle pareti;
  • le belle inferriate e i marmi policromi delle cappelle;
  • le dodici lesene lungo le pareti, su cui sono raffigurati gli apostoli: per dire che, come i pilastri reggono la chiesa-edificio, così gli Apostoli sono i pilastri della Chiesa vera, quella formata dai cristiani. È una visualizzazione del "Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica".


Le Cappelle


Prima a destra
Le lapidi ricordano che quando Giovanni della Croce fu canonizzato, Mantova lo scelse come compatrono: e così lo presenta la tela sull’altare (Girolamo Brusaferro, 1728), dove è raffigurato pregare la SS. Trinità per la città, di cui si vede un interessante profilo.





Seconda a destra
È la cappella della Madonna del Carmelo, raffigurata con il Bambino (statua lignea di F. Peratoner, 1956). Entrambi reggono lo Scapolare, segno della protezione promessa a chi lo indossa.


















Prima a sinistra
È la cappella della Santa Famiglia, su cui veglia la Trinità (tela di autore sconosciuto della fine 1800).
Qui si ricorda anche un’altra grande Santa Carmelitana, Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo.







Seconda a sinistra
la tela (Domenico Canuti, 1680 circa) raffigura Gesù che appare a Santa Teresa d’Avila. Segue la cappellina del Bambin di Praga, cosiddetto dalla città dove la devozione carmelitana per Gesù infante ha avuto origine.




















Presbiterio e Abside

Sono separati da una scenografica parete, con un grande ciborio in marmo (Giovanni Battista Bianchi, 1688) e statue (Guglielmo Dolce, 1690) di angeli, con Santa Teresa e San Giuseppe,
(da Lei particolarmente venerato); questa chiesa, nota come di Santa Teresa, in realtà è intitolata ad entrambi.
Sul fondo dell’abside, statua lignea policroma di San Giovanni della Croce; tutt’intorno sono le grandi tele (Filippo Gherardi, 1680) raffiguranti scene della vita della Santa




Sagrestia e celle dei Martiri
La sagrestia si segnala per un bell’altare in noce (di un intagliatore locale del sec. XVII) e per un’immagine che rappresenta il vero volto della Santa, perché riprende un ritratto fattole in vita. Di qui, per un passaggio che consente di vedere il chiostro, che dalla primavera all’autunno è fiorito, si passa alle celle (il Comfortatorio) dove i patrioti del risorgimento condannati a morte (alle porte sono i nomi di quelli poi giustiziati a Belfiore: Pier Fortunato Calvi, patriota - Bernardo De Canal, patriota - Pietro Domenico Frattini, patriota - Bartolomeo Grazioli, sacerdote e patriota - Giovanni Grioli, sacerdote e patriota - Carlo Montanari, patriota - Carlo Poma, medico e patriota - Angelo Scarsellini, patriota - Tito Speri, patriota - Enrico Tazzoli, patriota e sacerdote - Giovanni Zambelli, patriota) trascorrevano la loro ultima settimana di vita e partendo da qui, dopo gli ultimi conforti religiosi, patirono il patibolo.





Convento


Alla chiesa è annesso il convento gestito originariamente dai Carmelitani Scalzi, cui seguirono i Gesuiti dopo la soppressione della chiesa nel '700, per poi tornare all'Ordine dei Carmelitani. A destra della facciata della chiesa vi è l'antico ingresso del convento, adibito per un certo periodo, dopo la soppressione, a carcere politico.
A pianta quadrata, con in mezzo un meraviglioso e curato giardino, si sviluppa su due piani, un piano terra dove si svolgono le attività e gli incontri e un piano primo dove vivono e dormono i Padri.





















I Padri sono coadiuvati da generosissimi volontari, che dedicano buona  parte della loro giornata ad attendere a tutti i servizi quali quelli di  sagrestia, di cura del cerimoniale (alternanza dei paramenti in  relazione al calendario liturgico, fiori sugli altari, raccolta delle  offerte, ecc.), di pulizia della chiesa e del convento, di lavanderia e  di stireria, di sartoria e a provvedere a commissioni varie.



                                                         

         



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